La lotteria delle polizze vita

Una banca si rivolge gentilmente a una cliente 41enne per proporle di “investire in modo responsabile” il proprio denaro. La donna si fida dell’offerta, in fondo sono anni che è cliente di questa grossa banca che ha la propria filiale nel suo paese. Ingenuamente sottoscrive un contratto per una polizza vita. Nessuno però si è premurato di dirle che il contratto ha una durata di 50 anni. Se mai dovesse vivere tanto a lungo, la signora incasser� la sua prima pensione privata alla bell’et� di 91 anni.

“Questo è immorale”, così Walther Andreaus commenta la consuetudine di alcune banche altoatesine di adescare i propri clienti con contratti dai quali non ricaveranno mai un vero rendimento. “Le banche approfittano in modo spudorato del rapporto di fiducia con il cliente”, sostiene anche la consulente assicurativa del CTCU Petra Markart.

Il dibattito sull’incertezza delle pensioni statali va avanti da anni e spinge molte consumatrici e consumatori tra le grinfie di affaristi spesso senza scrupoli. Banche e compagnie assicuratrici esercitano una pressione costante e massiccia sui propri clienti affinché stipulino polizze di capitalizzazione, soprattutto del tipo unit linked.

“Gli offerenti approfittano anche di un’errata convinzione dei consumatori, i quali credono che la previdenza complementare privata costituisca una sorta di assicurazione”, spiega Andreaus. “Bisognerebbe invece chiarire una volta per tutte”, continua il direttore del CTCU, “che la pensione privata non c’entra nulla con le assicurazioni, essendo un puro e semplice investimento finanziario”.

Pertanto, quello che offrono le banche e le compagnie assicuratrici nella maggior parte dei casi non ha niente a che vedere con una rendita garantita per la vecchiaia. Lo conferma non solo la lunga durata contrattuale, ma anche il rischio connesso a simili investimenti, che sono legati a titoli azionari o altri titoli di credito e che comportano oneri spesso esagerati in termini di commissioni e spese accessorie.

A peggiorare le cose si aggiunge non di rado una consulenza assai carente, soprattutto quando i clienti sanno poco o nulla di mercati finanziari e investimenti. “Fin troppo spesso dobbiamo assistere alla disperazione dei consumatori quando spieghiamo loro il vero contenuto dei contratti che hanno firmato”, lamenta Petra Markart. Gli esperti del CTCU si confrontano quotidianamente con il risultato dell’attivit� di banche e assicurazioni, molto più attente a vendere i propri prodotti che a fare gli interessi della clientela.


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